DALLE RADICI AL SOGNO: IL MODELLO VARESE

C’è un Varese che non si vede la domenica, lontano dai riflettori della prima squadra e dai risultati che riempiono classifiche e titoli. È un Varese fatto di inizi, di crescita, di sogni che prendono forma giorno dopo giorno. È il Varese che nasce dal settore giovanile, dove tutto comincia. Il primo passo è il “Progetto Bimbo”, il punto di partenza di un percorso che va ben oltre il calcio. Qui i bambini si avvicinano per la prima volta al pallone, ma soprattutto iniziano a conoscere valori fondamentali come il rispetto, la condivisione e il divertimento. Non conta il risultato: conta il sorriso con cui si scende in campo e la voglia di tornare il giorno dopo. È un ambiente aperto, inclusivo, dove tutti possono iniziare.

 

Con la Scuola Calcio, dalle categorie Under 7 fino all’Under 11, quel gioco inizia lentamente a trasformarsi. I bambini crescono, imparano i primi gesti tecnici e iniziano a capire cosa significa far parte di una squadra. Ed è proprio in questa fase che si inserisce uno dei principi cardine del “modello Varese”: non esistono squadre A e B, né tra i ragazzi né tra gli allenatori. Il gruppo è unico, compatto. Nel weekend si divide in due squadre, ma resta un’identità condivisa, omogenea, costruita per far crescere tutti senza etichette.

 

Il passaggio all’Under 12 segna l’ingresso nella fase preagonistica, un momento delicato in cui il calcio cambia pelle. Il gioco lascia spazio, gradualmente, alla competizione. È anche il momento in cui, come emerso durante la chiacchierata con Massimo Foghinazzi (Amministratore Settore Giovanile) e Cosimo Bufano (Direttore Sportivo Settore Giovanile), inizia la prima vera selezione: dagli Esordienti secondo anno si comincia a osservare con maggiore attenzione, con la tecnica come requisito fondamentale, pur mantenendo centrale la crescita del gruppo.

 

Dall’Under 14 all’Under 19 si entra nel Settore Agonistico, dove il livello si alza in modo deciso. Qui arriva la selezione più importante, quella che definisce il percorso dei ragazzi, ma con una linea chiara: valorizzare il più possibile chi è cresciuto all’interno del settore giovanile. Gli allenamenti diventano più intensi, la preparazione più curata, la componente tattica centrale. Ma soprattutto cambia la mentalità: i ragazzi imparano che il talento non basta, che servono sacrificio, costanza e disciplina. È anche in questa fase che si misura la crescita concreta del progetto: nell’ultimo quadriennio, infatti, tutte le categorie agonistiche del settore giovanile biancorosso sono riuscite a salire di categoria, alzando progressivamente il livello competitivo. Un percorso di crescita continuo, che oggi vede un solo tassello ancora da completare: l’Under 16, impegnata nel tentativo di conquistare il campionato Élite e completare così un lavoro strutturato e ambizioso.

 

E poi c’è la Juniores Nazionale, il cuore pulsante di tutto il percorso. È qui che il sogno smette di essere lontano e diventa qualcosa di concreto. Non è solo una squadra, ma un ponte diretto verso la prima squadra. I ritmi si alzano, l’intensità cresce, ogni dettaglio conta. Ed è proprio qui che emerge con forza l’identità del progetto Varese: una Juniores costruita con coraggio, composta interamente da ragazzi del primo anno (classe 2008), con l’inserimento di giocatori ancora più giovani, 2009 e 2010, in un campionato dove molte squadre schierano 2006 e 2007. Una scelta chiara, che punta sulla crescita e sul futuro. E i risultati si vedono: otto classe 2008 convocati in prima squadra e quattro esordi stagionali. Numeri che raccontano più di tante parole. Ed è proprio da qui che nascono storie diverse, ma ugualmente significative. Storie che raccontano cosa significa davvero crescere nel Varese.Tra i volti più recenti di questo percorso ci sono Andrea Bianchi ed Edoardo Fabris, due ragazzi che in questa stagione hanno trovato spazio in prima squadra, confermando la bontà del lavoro svolto a livello giovanile. Andrea Bianchi rappresenta il simbolo di un percorso costruito passo dopo passo, lontano dai riflettori. Dalla Cerbis alla Valceresio, passando per la Solbiatese, fino alla chiamata del Varese all’inizio di questa stagione. La Juniores diventa il suo banco di prova, il luogo in cui dimostrare di poter ambire a qualcosa di più. Il momento arriva quasi all’improvviso: alla seconda convocazione con la prima squadra, Bianchi scende in campo. “Non mi aspettavo di giocare alla seconda convocazione”, ha raccontato attraverso i canali ufficiali del club. In quelle parole c’è tutta la sorpresa di chi ha saputo farsi trovare pronto, trasformando il lavoro quotidiano in opportunità.
Accanto a lui c’è Edoardo Fabris, classe 2008 su cui la società punta con decisione. Arrivato a Varese lo scorso anno, dopo le esperienze con Cedratese e Solbiatese, Fabris ha saputo imporsi rapidamente grazie alle sue qualità e alla sua mentalità. Il suo percorso è stato caratterizzato da una crescita costante, fino ad arrivare all’esordio in prima squadra in questa stagione, impreziosito anche da una prestazione da 90 minuti che ne conferma il valore e la fiducia dello staff tecnico. Le sue parole raccontano perfettamente l’emozione di quel momento: “È stato un momento fantastico che aspettavo da quando sono arrivato qui, l’emozione era tanta ma i miei compagni sono stati bravissimi a farmi sentire a mio agio. È stata una giornata che non dimenticherò mai”. Due percorsi diversi, ma un unico punto di incontro: la Juniores Nazionale. È lì che si forma il carattere, è lì che si costruisce il salto verso il calcio dei grandi.
E poi c’è Pietro Marangon, un esempio altrettanto significativo, ma con radici ancora più profonde. Varesino, cresciuto con questi colori addosso fin da bambino, rappresenta l’essenza più autentica del settore giovanile biancorosso. Il suo percorso passa interamente da qui, dalla scuola calcio alla Juniores Nazionale, fino all’esordio in prima squadra arrivato già nella scorsa stagione. Le sue parole, rilasciate a Varese Sport, raccontano il significato più profondo di questo traguardo: “Emozione pura. Per me Varese è tutto, sognavo quel momento fin da bambino”. E ancora: “Sono varesino e me ne vanto”. Non è solo calcio, è appartenenza. È identità. È il sogno di un bambino che diventa realtà. Tre storie diverse, ma unite dallo stesso filo: un percorso che parte dal settore giovanile e che, passo dopo passo, può portare fino alla prima squadra.

 

Non è solo calcio, è appartenenza. È identità. È il sogno di un bambino che diventa realtà. Il salto, oggi è reso ancora più strutturato grazie alla sinergia con il Gavirate Calcio. Come spiegato da Foghinazzi e Bufano, la prima squadra del Gavirate rappresenta una sorta di “Under 23” del Varese: un passaggio intermedio per permettere ai ragazzi di confrontarsi subito con il calcio dei grandi. Un progetto ambizioso, simile a quello dei grandi club, che consente di continuare il percorso di crescita anche dopo la Juniores. Alcuni, come Edoardo Gallotti, hanno già intrapreso questa strada, andando a maturare esperienza prima di puntare alla prima squadra.
È un sistema dinamico, in cui i percorsi non sono rigidi, ma costruiti attorno al ragazzo. Perché quando un giocatore della Juniores scende in campo con la prima squadra, non è solo un traguardo personale.
È il simbolo di un lavoro che parte da lontano, da un campo di periferia, da un primo allenamento, da un gruppo.
È il segno concreto di un’identità.
È il Varese che cresce. E che, passo dopo passo, costruisce il suo futuro.

 

Andrea Di Benedetto

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