115 anni di calcio a Varese: parola a Neto Pereira.

 

 

Il 22 marzo è una data speciale per tutti i tifosi biancorossi: 115 anni di calcio varesino, tra storia, passione e appartenenza. 115 anni di emozioni, vittorie, sacrifici e sogni. Un traguardo importante che celebra non solo la nostra storia, ma anche un pezzo importante di identità cittadina. Perché questa storia appartiene a tutti noi e continueremo a scriverla insieme, partita dopo partita.

Per l’occasione, abbiamo incontrato uno dei simboli più amati della storia recente del calcio varesino: Neto Pereira, attaccante brasiliano che, con la maglia biancorossa, ha vissuto stagioni straordinarie, scalando le categorie e diventando capitano nella storica promozione e permanenza in Serie B. Un punto di riferimento dentro e fuori dal campo, che ha scelto di restare a vivere a Varese anche dopo la fine della sua carriera. Ecco cosa ci ha raccontato.


“Indossare la fascia fu un grande onore”

 

Neto, oggi festeggiamo 115 anni di Varese calcio. Essere il capitano del Varese in Serie B è stato un grande onore: cosa significava per te indossare quella fascia in un campionato così competitivo?

“Era davvero un grande responsabilità, ma anche un motivo di grande orgoglio. In quegli anni indossare la fascia di capitano voleva dire rappresentare non solo la società, ma anche un’intera città… e sappiamo quanto sia forte la passione dei tifosi varesini per questa maglia.”


“La promozione fu il momento più bello in assoluto”

 

Qual è stato il momento più emozionante della tua esperienza con il Varese, dalla promozione dalla Lega Pro alla Serie B?

“Sicuramente la vittoria del campionato in Lega Pro e la promozione in Serie B. È il momento più bello in assoluto.”

Quanto era dura la Serie B di quegli anni? E rispetto a oggi?

“È sempre complicato fare un paragone tra annate diverse, ma anche in quegli anni il campionato era davvero difficile ed estremamente competitivo sotto ogni aspetto. Abbiamo incontrato tantissime squadre che oggi militano in Serie A… anche da questo si può capire come il livello fosse altissimo.”


“Quel Pescara di Zeman era da Serie A”

 

Quale squadra o quale giocatore ti impressionò di più in quegli anni?

“La squadra che mi impressionò di più fu sicuramente il Pescara di Zeman. In quella squadra, fortissima, c’era anche un giovane centrocampista che si capiva avrebbe fatto strada. Ma lo conosciamo tutti: Marco Verratti.”


“Varese è diventata casa mia”

 

Il legame tra te e la città di Varese è sempre stato forte. Come descriveresti il rapporto con i tifosi e la comunità, allora e oggi? Anche perché poi hai scelto di rimanere a vivere qui a Varese…

“Sin dal mio primo giorno a Varese, ho capito che qui c’era qualcosa di importante. E si è creato subito un ottimo feeling, sia con la città che con i tifosi, aumentato sempre di più nel corso degli anni. A Varese poi ho avuto anche la fortuna di trovare l’amore e la famiglia… e alla fine è diventata casa mia.”

 

Cosa pensi del calcio a Varese oggi? Segui ancora la squadra?

“Certamente! Seguo sempre la squadra con tanta passione. Vedo una squadra che cresce di anno in anno, e che è destinata a tornare dove si merita di essere. Anche quest’anno, se non ci fosse stato il grande exploit del Bra, il campionato sarebbe ancora apertissimo.”


L’aneddoto che non ti aspetti (e una lezione ai più giovani)

 

Hai qualche aneddoto divertente o particolare della tua esperienza a Varese che non hai mai raccontato?

“Nel 2012, siamo in albergo per la riunione tecnica prima della finale playoff, e Maran fa un bellissimo discorso motivazionale prendendo spunto dal Giro d’Italia: “ci si ricorda sempre di chi ha vinto il Giro in un determinato anno, non di chi è arrivato secondo”. Plasmati alza la mano e dice “secondo è arrivato Rodriguez”. Come distruggere in un secondo il bellissimo discorso del Mister” (ride, ndr).

Se dovessi dare un consiglio a un giovane calciatore, cosa gli diresti?

 

“Io credo che ai giovani calciatori vada sempre insegnato a tenere i piedi ben saldi a terra. Oggi è facile montarsi la testa e pensare da subito di arrivare chissà dove. Un giovane deve prima di tutto divertirsi e allenarsi per migliorare sempre di più, ma senza mai dimenticare altri valori come lo studio e la famiglia. Poi se il talento e la classe saranno “quelli giusti”, allora di sicuro arriveranno dove si meritano.”


Un grazie a Neto Pereira per il tempo e la disponibilità. In un giorno così importante per il Varese Calcio, le sue parole sono un tributo perfetto a una storia che continua a emozionare generazioni di tifosi. E, chissà, forse a ispirare nuovi capitani.

 

Non ci resta che augurare “Buon anniversario” al Varese e a tutti noi, che da sempre viviamo il calcio varesino con orgoglio e passione.

Noi siamo il Varese. Auguri Varese!

 

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